©Eleonora Liso - Tonnara Favignana

Favignana – di Eleonora Liso

Quando arrivi con il traghetto, appena giri l’angolo per entrare nel porto, capisci qual è l’anima di questa meravigliosa isola, è lei la Tonnara.

La tonnara questa anima imponente che i vecchi portano nel cuore e si alternano nel museo per raccontare i loro gloriosi ricordi a turisti curiosi.

La tonnara da anni  in disuso, ora è un meraviglioso museo, entri e ti senti accolto calorosamente da queste mura colme di memoria che quasi urlano di essere ascoltate, posto impetuoso, dominante ma materno. Materno, per chi ci lavorava era come una famiglia, si sentiva protetto, amato e rispettato.

Non voglio pensare alla ‘mattanza’, a quei poveri  tonni intrappolati nelle reti per poi essere uccisi, no non voglio pensarci, della tonnara preferisco pensare solo alla sua parte poetica.

Giri l’isola e vedi i vecchi tonnarotti con le loro grandi mani che seduti nella piazza si mettono in grande mostra come vecchi eroi, tu li guardi, perché li riconosci dalle foto viste in giro e loro si mostrano orgogliosi.

Nel porto dove si alternano grandi traghetti, indifferenti i pescatori curano i loro gozzi e sistemano le reti per la pesca, il mare è gentile nel donare.

L’isola oltre alla tonnara deve la sua antica ricchezza alle cave di tufo, buche nel cuore dell’isola, grotte e rocce scavate  ovunque, che nel loro disordine sparso sembrano invece architettate a dovere, architettura astratta…

E poi il mare, mare, mare che circonda abbracciando amorevolmente l’isola come a proteggerla.

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