Colarossi---Copertina

Chi cura i paesaggi culturali locali? – di Paolo Colarossi

Nella Convenzione Europea del Paesaggio (Firenze, 2000), agli articoli 1 e 2[1], viene data rispettivamente la definizione di paesaggio e viene determinato il campo di applicazione della stessa Convenzione.

In grande sintesi, la Convenzione dà una definizione di paesaggio che comprende tutto il modo fisico, naturale, rurale e urbano, come viene percepito dalle popolazioni che lo abitano.

Il “paesaggio culturale” è una delle possibili specificazioni del paesaggio, e si può definire come un paesaggio nel quale sono prevalenti o emergenti, e come tali percepite dagli abitanti, e più in generale dai fruitori di quel paesaggio, risorse (beni) naturali e culturali.

Sono da classificare come appartenenti al paesaggio culturale anche i beni naturali, proprio se e in quanto apprezzati, o apprezzabili, dagli abitanti come beni utili o necessari per un buon abitare, e dunque introiettati nella cultura di città e territori.

Una categoria di paesaggio culturale è quello esterno all’urbano, e di questa specie di paesaggio qui si tratta.

Un bel paesaggio nel quale vivere è una delle condizioni per un buon abitare.

Un bel paesaggio è percepito bello dagli abitanti anche in quanto costruito, curato, e per questo amato dagli stessi abitanti. E questo accade quando quel paesaggio è sentito (percepito) come prodotto di una comunità, sentito come “proprio” dalla comunità degli abitanti.

La scala locale, o se vogliamo la piccola dimensione, ha un ruolo importante nella percezione del sentire proprio, da parte di una comunità, un paesaggio e di conseguenza nella costruzione di un bel paesaggio.

Per questo possono avere un ruolo importante nella costruzione di paesaggi locali i Comuni di piccole o medie dimensioni, che nella tradizione italiana si presentano come ambiti di territorio ai quali gli abitanti si riconoscono come appartenenti (abitanti, appunto) non solo per motivi anagrafici, ma soprattutto in quanto ambiti di vita quotidiana.

La costruzione di paesaggi locali a scala comunale può rafforzare e rendere più significativo il senso dell’abitare.

Da queste considerazioni si prospetta la necessità di una collaborazione e integrazione top-down (dall’alto) e bottom-up (dal basso) nella costruzione di paesaggi: una collaborazione e integrazione tra le proposte della pianificazione istituzionale (da quella di area vasta a quella comunale) da una parte, e le modalità operative di processi locali, (che in genere interessano ambiti di parte di territorio comunale), dall’altra.

O per meglio dire, si richiedono collaborazione e integrazioni tra una visione istituzionale del paesaggio e una visione locale. Vale adire tra due tipi di processi di costruzione del paesaggio: un processo dall’alto che tende alla produzione di un “paesaggio istituzionale” e un processo dal basso che tende alla costruzione di un “paesaggio locale”.

In conclusione, per fare paesaggi locali, ai fini dell’obbiettivo di un buon abitare in un bel paesaggio, è necessario e utile promuovere e costruire processi locali, per integrare la pianificazione istituzionale, trattando beni non individuati dalla stessa; o per precisarla e dettagliarla individuando possibili interventi su parti di beni individuati dalla pianificazione istituzionale.

Fondamenta per la costruzione di Paesaggi Locali è l’individuazione delle risorse culturali contenute nel territorio di un Comune.

Sarebbe necessaria, per ogni Comune, la formazione di un elenco delle risorse che può essere chiamato “Atlante comunale delle risorse culturali locali”. L’Atlante delle risorse è l’elenco ragionato delle risorse storico-archeologiche, naturali e in genere paesaggistiche contenute in un territorio comunale.

Qui, ci si intende riferire, come detto alle risorse esterne alle aree urbane.

Nella formazione dell’Atlante, sono rilevanti i ruoli sia dei Comuni come quello degli abitanti. Il ruolo del Comune è fondamentale perché al Comune dovrebbe competere il compito di promuovere la formazione dell’Atlante, seguendo due modalità.

Una prima parte di materiale, che potrebbe costituire il primo nucleo dell’Atlante, sarà formata dall’elenco delle risorse individuate dalla pianificazione istituzionale di area vasta o locale o individuate ed elencate da Istituzioni o da documenti, studi e ricerche universitarie o di centri di ricerca.

In parallelo, il Comune dovrebbe promuovere e sollecitare il contributo degli abitanti. Promuovere ricerche e studi locali. Sollecitare la raccolta, l’organizzazione e la schedatura dei materiali prodotti da associazioni o singoli studiosi che già hanno svolto o hanno in corso studi e ricerche su beni dispersi nel territorio,

La formazione di un Atlante comunale delle risorse culturali locali è il primo passo indispensabile, come detto, verso la costruzione di Paesaggi culturali locali.

L’Atlante infatti costituisce, nello stesso tempo, uno strumento necessario anzitutto al riconoscimento e alla consapevolezza, da parte delle popolazioni locali, delle risorse culturali contenute nel proprio territorio, e poi uno strumento per la diffusione della loro conoscenza, e dunque anche per la conservazione e la diffusione e crescita di saper fare, di attenzione, di interesse, di affezione e poi cura per i paesaggi locali, che rappresentano uno dei fattori di identità locale, ma anche, di conseguenza, uno dei fattori della qualità della bellezza per il paesaggio.

L’Atlante serve soprattutto a conoscere, far conoscere, far amare e apprezzare consapevolmente quei luoghi, manufatti, edifici, tradizioni e abitudini, saper fare che possono essere definiti “beni minori” solo in quanto hanno scarso o nullo riconoscimento da parte della pianificazione istituzionale, dunque poco o nessun posto nella narrazione delle qualità dei paesaggi istituzionali. Mentre sono risorse ben presenti, e forse definibili come “maggiori”, nell’immaginario, nelle mappe mentali e nelle narrazioni degli abitanti, e dunque nei paesaggi locali, come sono percepiti dalle popolazioni.

Una rassegna di categorie di risorse minori, certamente non completa e a solo titolo di esempio, che sarebbe opportuno entrassero a far parte dei paesaggi locali, potrebbe essere:

  •    – Alberate in filari e siepi
  •    – Alberi monumentali
  •    – Allevamenti tradizionali di animali
  •    – Coltivazioni agricole locali
  •    – Edifici rurali
  •    – Fontanili, abbeveratoi
  •    – Formazioni idro-geo-morfologiche particolari
  •    – Luoghi amati e frequentati dagli abitanti
  •    – Piccole chiese, cappelle, luoghi e manufatti di devozione
  •    – Piccoli nuclei storici
  •    – Punti o fasce panoramiche
  •    – Rovine minori
  •    – Sentieri e percorsi storici
  •    – Terrazzamenti e muri a secco
  •    – Paesaggi micro (le “stanze” del paesaggio)

Sono categorie tutte appartenenti al paesaggio fisico, o che contribuiscono alla forma del paesaggio fisico, e che potrebbero essere denominate: “Componenti della forma dei paesaggi culturali locali”.[2]

______________________

Note

[1] La Convenzione europea del paesaggio del 2000 (European Landscape Convention 2000) dà nell’art. 1 la definizione di paesaggio e nell’art. 2 definisce il campo di applicazione della Convenzione:

“Art. 1. Definizioni.

                <Paesaggio> designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni.”

“Articolo 2 – Campo di applicazione

                Fatte salve le disposizioni dell’articolo 15, la presente Convenzione si applica a tutto il territorio delle Parti e riguarda gli spazi naturali, rurali, urbani e periurbani. Essa comprende i paesaggi terrestri, le acque interne e marine. Concerne sia i paesaggi che possono essere considerati eccezionali, sia i paesaggi della vita quotidiana sia i paesaggi degradati.”

[2] Per approfondimenti sul tema della costruzione di paesaggi culturali locali vedi: P. Colarossi (2016) “Building Local Cultural Landscapes”. In: F. Rotondo, F. Selicato, V. Marin, J. Lòpez Galdeano (a cura di): “CULTURAL TERRITORIAL SYSTEMS. Landscape and Cultural Heritage as a Key to Sustainable and Local Development in Eastern Europe”, Springer, Switzerland, p. 133 – 180.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito, oltre a cookie tecnici che sono usualmente presenti nei siti, può contenere, come buona parte dei siti, cookie di profilazione di terze parti (per esempio da Facebook, Youtube, Google Analytics). Chiudendo questa finestra, dai il tuo consenso alla loro possibile installazione. http://www.aboutcookies.org/

Questo sito, oltre a cookie tecnici che sono usualmente presenti nei siti, può contenere, come buona parte dei siti, cookie di profilazione di terze parti (per esempio da Facebook, Youtube, Google Analytics). Chiudendo questa finestra, dai il tuo consenso alla loro possibile installazione.

Chiudi