Letture Chiara Persia - Romana Petri - 2

Romana Petri e “Le serenate del Ciclone” – di Chiara Persia

IO LEGGO 2.0 – Per incuriosire e invitare a leggere Le serenate del Ciclone, vorrei iniziare dalle epigrafi riportate sul libro che sono tratte dal Pinocchio di Collodi “Voglio salvare il mio babbino” e da Moby Dick di Melville “…e in tutto ciò che è sovranamente bello, la forza ha larga parte nell’incantesimo”: la storia di un padre raccontata da una figlia, la gigantesca figura di un padre che, con il tempo la capacità e l’intelligenza, non ha stravolto né invaso la vita della figlia.

Romana Petri, vincitrice nel ’90 del Premio Mondello, nel 2001 del Grinzane Cavour, finalista allo Strega nel ’98 e nel 2013, è riuscita in un’impresa non facile: raccontare una storia propria dandole il respiro di una storia universale.

Le serenate del Ciclone racconta la vita di Mario Petri, cantante lirico, attore, uomo bellissimo, ma anche la storia del nostro Paese negli anni che vanno dal 1922 al 1985, a mio avviso però è soprattutto la storia di un amore grande tra un padre e una figlia, un legame archetipico imprescindibile, che ciascuno ha vissuto, patito, sofferto, elaborato.

Il romanzo ha avuto bisogno di venticinque anni di tempo per la stesura: l’autrice ha dichiarato, nel corso di una presentazione, di aver più volte messo mano al progetto, di aver più volte nascosto il padre in alcuni suoi protagonisti precedenti, ma di aver solo poco tempo fa sentito che era arrivato il momento di raccontare questa storia, anche per dare una seconda chance e rendere giustizia ad un animo fragile – nonostante l’aspetto fisico – che ha lavorato con figure come Maria Callas e Herbert Von Karajan, che è stato amico di Sergio Leone e ha ricevuto in dono da Thomas Mann una copia autografata del ‘Dottor Faustus’.

Tutto questo senza che si avverta mai una sorta di resa dei conti, il tentativo di un riscatto, quanto invece quello – riuscito – di ribaltare i ruoli: sostenere colui che la ha sostenuta, veder crescere attraverso la parola scritta colui che ha cresciuto lei che scrive.

La lunga gestazione del libro contribuisce molto, ritengo, allo stile della Petri, alla sua accuratezza, alle sue scelte linguistiche che non sono mero esercizio ma profondamente significanti. Il racconto è diviso in due parti: dalla nascita del padre sino alla nascita della figlia, e da quel momento sino alla scomparsa del protagonista. La cesura tra questi due ‘atti’ è rappresentata dalla voce narrante: tutta la prima parte è in terza persona, mentre la seconda è scritta adoperando la prima persona. E ancora: nella prima parte, dove lo scenario dominante è la provincia di Perugia, si adopera spesso il dialetto per rendere più vive le memorie, per dare ai ricordi immediatezza e contemporaneità.

Accanto allo stile del narrare, è da sottolineare anche la potenza della narrazione, che sembra quasi voler simbolicamente rappresentare la prestanza fisica del protagonista: il Ciclone e la sua vita non si possono esaurire in poche pagine!

Ed ecco che le 490 pagine, nell’epoca della comunicazione in 140 caratteri, sono una sfida che Romana Petri lancia ai suoi lettori. Sembra di sentirla dire, appena si sfoglia la copertina, con il suo lontano accento umbro: “Venite con me, vi racconto una storia straordinaria: la storia di un gigante con la voce stentorea che da giovane cantava serenate ‘per conto terzi’, la storia del suo amico Kid dagli occhi come Charles Bronson, la storia dei suoi mille incontri e dei suoi mille scontri, la storia dei suoi trionfi e delle sue sconfitte, la storia di un uomo che la fortuna ha voluto fosse il mi’ babbo”.

Chi scrive queste righe, la sfida l’ha raccolta e si è fatta accompagnare in una storia ampia, che allarga i polmoni, che risuona nella memoria di ciascuno, che sa di letteratura: provate anche voi!

[ Romana Petri  –  “Le serenate del Ciclone” – Neri Pozza Editore:

http://www.neripozza.it/collane_dett.php?id_coll=1&id_lib=935 ]

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